L' Indelebile e La Riproducibilità

Nella sezione indelebile rientrano opere che utilizzano tecniche di riproduzione delle immagini, e si vanno a rappresentare elementi che hanno un carattere mutevole, effimero, che viene immortalato e reso indelebile attraverso la tecnica, non più solo il disegno, quindi, ma la riproduzione e il blocco dell' "effimero" per rendere quell'immagine immortale. La riproduzione attraverso tecniche di stampa definite "fredde", non vuole assolutamente far perdere l'autenticità (aura) al prodotto realizzato, spesso è un modo per salvaguardarne la conservazione, la divulgazione, ed è paradossalmente legata alla vita e alla morte di qualsiasi oggetto rappresentato, perchè ciò che è rappresentato può avere un inizio e una fine, può variare nel tempo, e così il disegno può essere sempre cancellato, la riproduzione a stampa o ad incisione, ne conserva per sempre lo status, il momento.

«Le nostre arti belle sono state istituite, e il loro tipo e il loro uso sono stati fissati in un’epoca ben distinta dalla nostra e da uomini il cui potere d’azione sulle cose era insignificante rispetto a quello di cui noi disponiamo. Malo stupefacente aumento dei nostri mezzi, la loro duttilità e la loro precisione, le idee e le abitudini che essi introducono garantiscono cambiamenti imminenti e molto profondi nell’anrica industria del bello. In tutte le arti si dà una parte fisica che non può venir meno considerata e trattata come un tempo, e che non può più venir sottratta agli interventi della conoscenza e della potenza moderne. Né la materia, né lo spazio, né il tempo non sono più da vent’anni in qua, ciò che erano da sempre. C’è da aspettarsi che novità di una simile portata trasformino tutta la tecnica artistica, e che così agiscano sulla stessa invenzione, fino magari a modificare meravigliosamente la nozione di arte.» 

Paul Valèry, Piecès sur l'art

Questa citazione di Valery compare per la prima volta in un suo scritto del 1928 "Pièces sur l’art" e, successivamente come apertura del celebre testo del critico Walter Benjamin L’opera d’arte all’epoca della sua riproducibilità tecnica del 1936. Valery nello scritto del 1928 indicherà alcune linee guida nello sviluppo dell’arte moderna, grazie alle nuove conoscenze e alle nuove tecnologie che si andranno sempre più sviluppando, l’arte abbraccerà nuovi media e nuovi procedimenti di rappresentazione; queste tecnologie di riproduzione e trasmissione andranno ad incidere anche sulla fruizione  dell’arte; ipotizza una probabile modifica nella nozione stessa di arte. Questa profezia del critico si è in realtà avverata, moltissimi sono oggi i media utilizzati dagli artisti e la pittura da cavalletto, il disegno hanno perso un po’ la loro importanza, si sono aggiunti nuovi modi di fare arte le installazioni, le performance, i video, la fotografia, etc.

La nozione di arte oggi è cambiata ed è entrata in crisi nel momento in cui gli artisti hanno iniziato ad utilizzare procedimenti digitali nella produzione delle proprie opere. L’opera d’arte è da sempre legata al concetto di riproducibilità, sin da quando l’uomo ha iniziato a produrre a dipingere a creare, qualsiasi cosa viene realizzata dall’uomo è fatta per essere riprodotta e la riproduzione di uno scritto,di un’immagine, di una scultura, di una foto, di un video è un modo per diffondere maggiormente il prodotto.

Il critico Benjamin, nel celebre saggio del 1936, sviluppa la tesi di Valèry e lo cita spesse volte all’interno dello scritto, egli immagina una riproduzione tecnica perfettamente identica che, non permette di distinguere tra copia e originale. Nella riproduzione delle opere, manca l’hic et nunc, che costituisce il concetto della sua autenticità. Secondo Benjamin, l’opera d’arte perde la sua originalità, l'aura, già quando viene spostata dal luogo originario, oppure copiata, ma non è il caso questo della fotografia che, non deve ricorrere a procedimenti manuali, anzi è l’occhio, che diventa il protagonista del processo figurativo che viene accelerato in questo caso dal medium.

Brevi cenni sulle tecniche di incisione in rilievo e stampa in piano:

La Xilografia (o silografia) è il più antico tra i metodi di incisione in rilievo, risale all’VIII secolo d.C. e fu inventata in Cina. Compare in Europa a partire dal XIV sec., il più antico testo che  descrive questa tecnica è il Trattato della pittura o libro dell’arte di Cennino Cennini del 1437. Nel 500 la Xilografia diviene un mezzo per illustrare i primi libri a stampa, fra i grandi incisori di quest’epoca ricordiamo Holbein il Vecchio, Lucas Cranach e Albert Durer. Un’evoluzione della xilografia si ha con l’introduzione del legno di testa da parte di Thomas Bewick (1753-1828)  che si servì per incidere degli strumenti usati su rame: i bulini. Lavorando con questi attrezzi su un legno duro (il bosso di Turchia) adoperato di testa, egli poteva ottenere una finezza di dettaglio e una ricchezza chiaroscurale, tanto inedite che spesso la carta era troppo ruvida per rendere le sottigliezze dell’incisione. Il legno di testa, inoltre non era limitato nelle dimensioni come accadeva per quello di filo il quale poteva fornire tavole grandi al massimo come il diametro del tronco. Nel legno di testa, le tavole possono esser affiancate per creare opere di grandi dimensioni.  L’uso del legno di testa importato all’inizio dell’Ottocento in Germania, in Francia e più tardi negli USA, fu il mezzo più usato nell’illustrazione di libri data l’analogia del procedimento tecnico con la tipografia. Le immagini erano quasi fotografiche e non mantenevano più nulla in comune con i caratteristici mezzi espressivi della xilografia originaria.Anche Gauguin utilizzò questa tecnica di stampa al suo ritorno da Tahiti, e andò così ad influenzare Munch e gli espressionisti tedeschi.

Nella seconda metà dell’Ottocento, invece, viene brevettata da F. Walton, la Linoleografia. Come la xilografia, è una tecnica di incisione in rilievo che, ricorre a materiali alternativi al legno per la realizzazione della matrice, che è costituita infatti da un materiale il linoleum che, si ottiene da un impasto di olio di lino, sughero, colofonia, posato su un supporto di juta, presenta una superficie più liscia e compatta. Si incide sul supporto usando sgorbie e lame affilatissime. Nel 1900 la tecnica del linoleum è stata largamente usata dagli Espressionisti, da Kandinskij, Rodcenko,da Matisse e Picasso, in Italia da M. Maccari e altri. Proprio Picasso, servendosi del linoleum, ha messo a punto un procedimento particolare di stampa a colori, ottenendo risultati originalissimi.

La Litografia, fu scoperta a Monaco nel 1798 da Aloys Senefelder e brevettata a Londra nel 1800. Questa tecnica utilizza come matrice di supporto una pietra calcarea su cui viene prodotto il disegno o il testo e, per azione chimica o meccanica, viene successivamente riportato su carta, metallo o altro supporto, in questo caso la riproduzione non avviene per incisione. Molteplici sono i vantaggi della litografia: rapidità di esecuzione, facilità di abbinare sulla lastra immagini e parole, possibilità di realizzare tirature limitate. Ha avuto grande fortuna e diffusione dal XIX sec, in Germania, Francia e Inghilterra. Fu accolta, In modo favorevole da molti artisti, tra cui Daumier e Toulouse-Lautrec,sia per la semplicità di esecuzione che per le potenzialità espressive. Conquistò non solo il campo della stampa di riproduzione, ma anche quello della produzione artistica originale.

La Serigrafia è una tecnica di stampa permeo grafica che come matrice, utilizza un tessuto in poliestere teso su di un telaio di legno o metallo. Il moderno processo serigrafico, fu ideato da Samuel Simpson agli inizi del 900 e, fu ampliamente utilizzato a partire dalla seconda metà del secolo scorso, dal massimo esponente della pop art: Andy Warhol. I soggetti e gli episodi scelti da Warhol portano alla mitizzazione dell’immagine, egli li riporta alla loro dimensione puramente estetica, privi di un carattere commerciale, "individuale", o di una dimensione temporale. 

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