L'Equilibrio

il paradosso dell'uomo

 Albert Einstein
Albert Einstein

Equilibrio è ciò che permette ad un corpo di conservare uno stato  di quiete e allo stesso tempo di mantenere la stessa posizione, questo perché su di esso agiscono forze che si annullano a vicenda. Se il baricentro non fuoriesce dalla base di appoggio di un oggetto, questi è in equilibrio. Oltre a ciò, per permettere ad una particella di esistere, ci deve essere la condizione di equilibrio tra due opposti al di là dei quali non esisterebbe. Gli atomi infatti si aggregano e reagiscono tra loro in base alla relazione di cariche opposte e contrarie. E non solo: i pianeti ruotano intorno al sole rispettando un preciso arco ellittico perché sono equilibrati dalle forze gravitazionali di attrazione e repulsione.

Dunque l’equilibrio sembra essere una legge suprema, il principio imprescindibile attorno al quale ruotano le norme della fisica che regolano l’universo. Qualsiasi reazione e fenomeno naturale sembra trovare nella condizione di quiete il fine ultimo, dopodiché seguirà una nuova trasformazione, che a sua volta si risolverà in un nuovo equilibrio. Questo è più o meno ciò che insegnano anche le leggi della termodinamica: ossia l’energia, che assume molteplici forme, è sempre in continua trasformazione.

Pertanto l’equilibrio si nutre di una continua metamorfosi della materia in energia, e viceversa e tale divenire, tale moto perpetuo, si chiama vita. Vita intesa come essenza, come alfa e omega, come principio di tutto, come il protone e l’atomo di carbonio, come le paludi e il deserto, come l’aria e la pioggia, come la nascita e la morte. L’equilibrio è dunque qualcosa di insito nella natura stessa dell’essere, sia esso inorganico, vegetale o animale, eppure, spesso, esso appare talmente distante dall’indole umana da poter essere quasi un’utopia.

Aristotele nel libro dell’Etica Nicomachea definisce la virtù come una “medietà tra due vizi, uno per eccesso e l’altro per difetto”. La virtù ricerca e sceglie deliberatamente il medio lì dove anche l’eccellenza, l’esagerazione nella perfezione è un eccesso. Da qui deriva l’ideale greco della misura, della moderazione e l’assioma universale “in medio stat virtus”. Allo stesso tempo Aristotele dice che “errare è possibile in molti modi”.

Così come in natura troviamo esempi di virtù, perfezione e armonia suprema, nell’uomo è facile trovare esempi di dissonanza e imperfezione. La perenne lotta tra razionalità e istinto, tra parte sensibile e razionale (argomento topico della letteratura, dell’arte e filosofia di tutti i tempi) genera una continua caduta da parte dell’uomo in un eccesso o in un difetto. Egli è vittima delle proprie pulsioni, nonostante abbia piena facoltà di se. Maggiore è la potenzialità delle facoltà intellettive e sensibili, più cresce il divario interiore che si trasforma in una lotta tacita e silenziosa, che logora l’animo ma allo stesso tempo lo nobilita, perché non saranno i vizi, ma il dolore è certamente il mezzo più puro per scontare le proprie pene.

Se da un lato l’uomo ha sempre rincorso la perfezione, ammirando la natura per l’armonia dei suoi colori, la proporzione delle forme, la melodia dei suoni, allo stesso tempo esso non è mai riuscito ad appropriarsi di tale virtù.

Il travaglio, il dissidio interiore, il tormento dell’anima che ha caratterizzato gli “artisti” è stato da sempre il motore delle maggiori realizzazioni artistiche, per quanto nefasto per l’essere umano esso è stato motivo inspiratore di creazioni che quasi sfiorano il divino, per abilità tecnica, intensità e perfezione.  Si pensi ad esempio alle sculture incompiute di Michelangelo Buonarroti, il cui dissidio interiore è parimenti espresso nelle sue "Rime", di cui particolarmente nota ed emblematica è "Vivo al peccato" o ancora ai dipinti di Van Gogh, così come all'opera "Le Fleurs du mal" di Charles Baudelaire.

I concetti di equilibrio e di armonia dunque ritornano e l’uomo, sebbene i propri vizi e defaillance, riesce a creare qualcosa di unico e inimitabile.

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