Il Surrealismo

Trasformare il mondo. Cambiare la vita.

«Surrealismo, n.m. Automatismo psichico puro col quale si propone di esprimere, sia verbalmente sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.» (A. Breton, Manifesti del Surrealismo, Einaudi, Torino 2003, p. 30)

Così definisce il Surrealismo André Breton, poeta e intellettuale francese, nel Primo Manifesto del Surrealismo pubblicato nel 1924.

Alla definizione da dizionario Breton ne affianca una filosofica:

«Encicl. Filos. Il Surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme d’associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita.» (ibidem)

Il Surrealismo è un automatismo psichico e Breton non esclude nessuna forma di espressione, tutti i linguaggi possono essere luogo di questa espressione.

Funzionamento reale del pensiero, il Surrealismo vuole dare spazio, espressione al pensiero nella sua realtà, è un funzionamento che deve tener conto del sogno e della realtà.

«Credo alla futura soluzione di quei due stati, in apparenza così contraddittori, che sono il sogno e la realtà, in una specie di realtà assoluta, di surrealtà». (ivi, p. 20)

Dunque la surrealtà è una realtà assoluta.

Inevitabilmente fra i pensatori che vengono immediatamente citati da Breton troviamo Freud come un riferimento ineludibile, come il primo ad aver esplorato quelle lande ancora sconosciute del territorio dell’inconscio che sono oggetto dell’attenzione da parte dei surrealisti e di Breton.

È il critico d’arte Angelo Trimarco a dare un’ulteriore conferma di come, per quanto riguarda Breton e il suo modo di interpretare l’inconscio come una cima a cui raggiungere per l’elaborazione del Surrealismo, non si tratta di pensare a una fuga, a una fuoriuscita dalla realtà, ma si tratta invece di integrare la realtà attraverso quegli elementi che sono stati troppo a lungo rimossi e cancellati, e che Freud ha messo in luce. Dunque l’analisi proposta da Freud diventa una pratica di conoscenza dell’uomo e del mondo a favore di un’indagine del reale che scompagina i campi rarefatti della logica, e la logica è rarefatta perché non considera la realtà nella sua pienezza.

Il Surrealismo vuole trasfigurare la realtà, non negarla, tant’è vero che le forme rimangono sempre e comunque figure riconoscibili.

Utile in questo senso è la celebre frase del poeta Isidore Ducasse (1846-1870), più noto con lo pseudonimo di Comte de Lautréamont, bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello, da cui parte Max Ernst, a lui si deve la più lucida interpretazione della poetica dell’arte surrealista. Attualizzando l’aforisma e piegandolo ai fini di un’estetica surrealista, l’artista arriva a dire che l’unione di due o più elementi di natura apparentemente contraria su un piano di natura contraria a entrambi provoca le scintille poetiche più singolari, dunque non più l’incontro fortuito ma l’unione.

Questa visione onirica, surreale della realtà è accomunata spesso nelle opere del nostro Museo al Paradosso, anche se in questo caso il termine più indicato è paradossale. Molte sono le citazioni e i rimandi al Surrealismo e in particolare a:

René Magritte la cui ricerca verte quasi essenzialmente sul nonsenso delle cose, sui rapporti tra visione e linguaggio, sulla creazione di situazioni inattese e impossibili, sulla valorizzazione degli oggetti usuali che, decontestualizzati appaiono in tutta la loro novità e magia. Non sono, allora, il sogno e l’inconscio i protagonisti delle riflessioni pittoriche di Magritte, ma è la veglia; una veglia fin troppo reale, nella quale gli oggetti, tuttavia, hanno un qualcosa che li accomuna ad altri o sono a questi sovrapposti e risultano, in tutti i casi, trattati con una nitidezza di linee e di colori tale che, nonostante gli abbinamenti e gli accostamenti, sembrano più veri del vero.

Salvador Dalì, indubbiamente il personaggio nel quale il Surrealismo trova la propria espressione più completa ed esasperata, tant’è vero che sulle pagine di Le Surrealisme au service de la Révolution lancia una proposta di sistematica costruzione di linguaggio di tipo paranoico fondato sui fenomeni associativi, il metodo paranoico-critico che consiste nell’interpretazione e nella restituzione, la più diretta e impersonale possibile, dei fenomeni deliranti. Si tratta di un linguaggio artistico estremamente complesso ed elitario, la cui comprensione, ricca anche di simboli e di citazioni colte, non è quasi mai semplice e, talvolta, non è nemmeno volutamente possibile.

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