Il Significato involontario

Tipologia
Opera d'arte
Titolo
Apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia
Autore
Salvador Dalì
Anno
1938
Tecnica
Olio su tela
Misure
114,5x143,8 cm
Luogo
Hartford (CT), Wadsworth Atheneum Museum of Art, Collezione Ella Gallup e Mary Catlin Sumner
Salvador Dali Apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia
Salvador Dali Apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia

In Apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia Dalì sposta l'attenzione dalla paranoia al sogno, dove forme e personaggi non hanno contorni ben definiti e possono dunque assumere svariati significati.

Il titolo è esplicito, l'osservatore ha davanti agli occhi un tavolo coperto da una tovaglia chiara con sopra una natura morta composta da una esile fruttiera in porcellana bianca con alcune pere; sullo sfondo, oltre un promontorio roccioso, vi è poi una spiaggia che si perde verso una catena di monti all'orizzonte.

Ma questa chiarezza dettata dal titolo è fallace.

Se stacchiamo per un attimo gli occhi dal dipinto e torniamo poi a guardarlo ecco che la fruttiera si è trasformata in un gigantesco volto allucinatorio, con fronte altissima e incarnato spettrale. In secondo piano le rocce sembrano aver plasmato la figura di un cane da caccia in posizione di punta, con il muso (che in realtà è un pendio) rivolto verso destra.

Stacchiamo di nuovo lo sguardo e torniamo a osservare: il collare del cane è costituito da un ponte che riflette le proprie arcate nello specchio d'acqua sottostante, mentre l'occhio destro è nel tunnel attraverso il quale si intravede l'orizzonte lontano. Sotto il muso-pendio, poi, si sta svolgendo un combattimento di cavalieri, un dichiarato e raffinatissimo omaggio al Leonardo della Battaglia di Anghiari. Il piedistallo della fruttiera, invece, è diventato una figura femminile di spalle, accovacciata sulla spiaggia, mentre in lontananza - sulla destra - manichini mostruosi si agitano presso un muro diroccato.

Il dipinto, dunque, ripropone a ogni occhiata il proprio enigma senza fine. Non v'è certezza di nulla e ogni forma, appena percepita, è subito polverizzata e contraddetta.

Dalì stesso afferma: «Il fatto che neppure io, mentre dipingo, capisca il significato dei miei quadri, non vuol dire ch'essi non ne abbiano alcuno: anzi, il loro significato è così profondo, complesso, coerente, involontario da sfuggire alla semplice analisi dell'intuizione logica».

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