Il doppio

Il tema del doppio è presente in letteratura già in epoca classica. Autori latini come Plauto e Ovidio, infatti, utilizzano questa tematica all'interno delle loro opere.

Plauto, in particolare nella commedia Menecmi, usa il doppio come espediente per creare la situazione comica, raccontando la storia di due gemelli, la cui identità viene scambiata nel contesto della commedia degli equivoci.

Ovidio, invece, nelle sue Metamorfosi, si sofferma sulla descrizione di circa 250 casi di trasformazioni, raffigurando un mondo totalmente dominato dall’illusione, dall’apparenza, e dal paradosso, in cui i personaggi smarriscono spesso il senso della realtà.

Nella seconda metà dell’Ottocento anche nella letteratura inglese viene affrontato il tema del doppio, in particolare apportiamo due esempi molto noti:

Lo strano caso del dotto Jekyll e Mister Hyde (1886), scritto da Robert Louis Stevenson, che racchiude in sé tutte le caratteristiche del tema del doppio. Un rispettabile dottore di Londra, il Dott. Jekyll, dopo aver assunto una droga potente di sua invenzione, si trasforma nel terrificante Hyde, che incarna la parte malvagia del suo essere. L'autore sostiene che in ogni individuo convivono due personalità, una positiva e un'altra negativa. La sfida dell'uomo è quella di far emergere il Dott. Jekill, celando la malignità di Mister Hyde.

Il ritratto di Dorian Gray (1890) di Oscar Wilde approccia al tema del doppio sempre nell’ottica morale, ma focalizzandosi sull’estetica e sulla spiritualità. Il protagonista Dorian Gray, ossessionato dal culto della propria bellezza, desidera a tutti i costi restare eternamente giovane, e si affida ad un esoterico “patto con il diavolo”, chiedendo di far invecchiare al suo posto un quadro che lo ritrae. Così, mentre il suo aspetto fisico rimane immacolato, il ritratto si abbrutisce a seguito delle tante malvagie azioni di cui Dorian si rende protagonista. Il vero doppio, in questo caso, è proprio la coscienza. Il desiderio di eliminarla completamente porterà al tragico finale del romanzo.

 

Anche nel contesto italiano in epoca contemporanea ci sono stati scrittori che si sono dedicati alla tematica del doppio, tra cui ricordiamo Luigi Pirandello e Italo Calvino.

Alla base del pensiero pirandelliano c’è una concezione vitalistica della realtà: tutta la realtà è vita, perpetuo movimento vitale, incessante trasformazione da uno stato all'altro.

Tutto ciò che si stacca da questo flusso e assume forma individuale, comincia, secondo Pirandello, a morire. Così avviene per l'uomo: si distacca dall'universale assumendo una forma individuale entro cui si costringe, una maschera con la quale si presenta a se stesso. Non esiste però la sola forma che l'io dà a se stesso; nella società esistono anche le forme che ogni io dà a tutti gli altri. E in questa moltiplicazione l'io perde la sua individualità, da «uno» diviene «centomila», quindi «nessuno».

Il pensiero di cui abbiamo appena parlato è ben chiaro nel romanzo Uno, nessuno e centomila (1926). È proprio dalla disgregazione dell'io individuale che partono le riflessioni esistenziali del protagonista: quando la moglie, per un semplice gioco, gli farà notare alcuni suoi difetti fisici che lui non aveva mai notato, primo fra tutti una leggera pendenza del naso, Vitangelo Moscarda si renderà conto come l'immagine che aveva sempre avuto di sé non corrispondesse in realtà a quella che gli altri avevano di lui e cercherà in ogni modo di conoscere questo lato inaccessibile del suo io. Da tale sforzo verso un obiettivo irraggiungibile nascerà la sua follia. Per Pirandello, infatti, la follia è l’unico strumento capace di far recuperare all’uomo la propria identità, vivendo quindi al di sopra delle convenzioni e delle regole imposte dalla società.

Ne Il visconte dimezzato (1952) di Italo Calvino, il protagonista del romanzo, il visconte Medardo di Terralba, è un giovane nobile genovese che, arruolato nella guerra contro i Turchi in Boemia, viene colpito da una palla di cannone nemica e diviso in due metà perfettamente speculari, ma di carattere opposto. La parte destra, infatti, racchiude un’anima eccessivamente cattiva, che porta il visconte a comportarsi in maniera crudele ed inumana; la parte sinistra, invece, è caratterizzata da un’anima buona, caritevole e sempre pronta a dare consigli e ad aiutare gli altri. L’armonia sarà ritrovata soltanto quando il visconte ritornerà ad essere intero.

Nella sostanza, il visconte viene dimezzato secondo la linea di frattura tra bene e male, andando a costruire la metafora dell’uomo contemporaneo, che si sente incompleto e caratterizzato da stati d’animo contrastanti.

 

Anche nella storia dell’arte abbiamo alcuni esempi in cui viene affrontata la tematica del doppio. In particolare, ricordiamo un’opera della pittrice messicana Frida Kahlo, intitolata Le due Frida (1939), in cui vengono rappresentate le due personalità dell’artista, fortemente influenzate dalla figura del suo compagno Diego Rivera. A destra Frida rappresenta se stessa come una donna amata e rispettata dal suo compagno, indossa un tradizionale abito messicano e ha fra le mani una foto di Diego bambino. A sinistra, invece, Frida è più europea, indossa un abito bianco di pizzo ed è stata abbandonata dal suo Rivera. Entrambe le Frida hanno il cuore posto in evidenza sul loro petto, che simboleggia il dolore della pittrice. Esse si tengono per mano e una vena, che parte dalla foto di Diego e attraversa i due cuori, le unisce in questo dolore d’amore. La vena, però, non è chiusa e zampilla sul vestito della Frida europea. Non c’è nessuno al mondo che possa consolarla, se non la Frida messicana che ancora conserva il ricordo del suo amato Diego.

Un altro esempio è da rintracciare nell’opera di René Magritte, intitolata Il doppio segreto (1927), in cui l’artista raffigura con precisione uno sfondo azzurro, diviso tra il cielo e il mare, su cui campeggia un busto di donna, il cui volto sembra essere stato strappato o tagliato, facendo emergere non organi umani, ma una materia metallica. Una raffigurazione impossibile, ma che diventa reale in un’opera che vuole la rappresentazione dei meccanismi del pensiero, e delle storpiature a cui la realtà che si trova davanti è sottoposta.

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