Paradosso di Moore

Tipo
Logica
Ideatore
George Edward Moore

L’enunciato che segue fu formulato negli anni ’40 dal filosofo britannico George Edward Moore: "P, ma io non credo che p" oppure "Io credo che p, ma non p", che si traduce in "Piove ma io non ci credo".

Entrambe le proposizioni non presentano errori logici (poiché descrivono una situazione possibile), ma interagendo tra loro non hanno senso perché si contraddicono: dire "p ma io non credo che p", infatti, è come affermare "p ma forse non p". Il "non senso" delle due proposizioni che interagiscono fu confermato - successivamente - dal filosofo Ludwig Wittgenstein, che diede anche il nome all’enunciato: Paradosso di Moore.

La paradossalità vale solo per le proposizioni in prima persona e non per le seconde e le terze, poiché affermando "p ma lui non ci crede" si descrive una credenza, mentre "Io credo che p" (in prima persona) non è la descrizione di una credenza, bensì la sua espressione.

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