Antinomie kantiane

Ideatore
Immanuel Kant

«La parola antinomia significa propriamente "conflitto di leggi" (Quintiliano), ma fu estesa da Kant a indicare il conflitto in cui la ragione viene a trovarsi con se stessa in virtù dei suoi stessi procedimenti.»

Le antinomie sono verità opposte che sono raggiungibili logicamente e in modo ineccepibile autonomamente, esse sono quelle opinioni che si possono dimostrare e che in sé non sono confutabili, solamente perché fanno riferimento, come fondamento, a un presupposto inconoscibile: la vera natura del mondo.

1° antinomia

Tesi: il mondo ha un inizio nel tempo e, nello spazio, è chiuso dentro limiti. Antitesi: Il mondo è infinito sia nel tempo che nello spazio (secondo la categoria della qualità);

2° antinomia

Tesi: ciascuna cosa è composta da parti semplici che costituiscono altre cose composte da parti semplici. Antitesi: non esiste nulla di semplice, ogni cosa è complessa (secondo la categoria della quantità);

3° antinomia

Tesi: oltre la causalità esiste anche la possibilità che ogni cosa sia prodotta dalla libertà del caso. Antitesi: esiste solo la causalità secondo le leggi strettamente causali della natura (secondo la categoria della relazione);

4° antinomia

Tesi: esiste un essere necessario che è causa del mondo. Antitesi: non esiste alcun essere necessario, ne nel mondo ne fuori dal mondo che sia causa di esso (secondo la categoira della modalità).

Non conoscendo la vera natura del mondo (chiusa in sé come noumeno), la ragione non può dimostrare in modo esclusivo nessuna delle quattro antinomie.

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